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rosa ananas





Dimenticate il cipria, il quarzo e il pesca, così come il fucsia e il salmone, la tonalità di rosa più cool per questa stagione è il rosa ananas.

Tendenza, non decretata dagli stilisti o dagli studi di ricerca specializzati ma, nata nelle piantagioni del Guatemala e delle Hawaii, dove Del Monte Fresh Produce , azienda stutunitense leader nel settore agroalimentare, ha iniziato la produzione di ananas rosa. Un frutto OGM, ritenuto sicuro oltre ogni ragionevole dubbio dalla Food and Drug Administration (FDA).

Molto più dolce di quello giallo, l'ananas rosa deve questa sua nuova colorazione a un procedimento relativamente semplice che cambia l'equilibrio degli enzimi presenti nel frutto, e che trasformano il licopene, il pigmento che rende i pomodori di colore rosso, in beta-carotene, molecola questa che garantisce al frutto il caratteristico colore giallo. Nella nuova varietà pink, questi enzimi  sono presenti in quantità inferiore, e di conseguenza il rapporto tra beta-carotene e licopene cambia a favore di quest'ultimo, conferendo così all'ananas un colore rosato.

Diffusa la notizia della produzione dell'ananas in abito, o forse più semplicemente in sottoveste rosa, difficile saperlo perchè nessuna immagine ufficiale ancora  Ã¨ stata diffusa dalla società produttrice, in rete, tra entusiasmo, curiosità ma anche scetticismo, è scoppiata una vera e propria pink pineapple mania, che, anche se non ancora commercializzato, lo ha decretato frutto più trendy dell'estate, spodestando dal trono il più amato dai millennials: l'avocado.

Tra le tante immagini pubblicate sui vari social, molte delle quali veri fuck o risultato di evidenti elaborazioni grafiche poco credibili, ne ho selezionate alcune da Instagram...Che sia lui il vero ananas rosa?


screenshot da instagram @mikey_tk_lara


screenshot da instagram @skaught88 @abc13houston

screenshot da instagram @joshbruh

(in copertina collezione spring summer 2017 Michael Kors - Ivanman) 

Brutta ma buona. Storie di recupero e di rivincita di frutta e verdura bitorzoluta e deforme.






Frutta e verdura esteticamente brutta alla riscossa. Patate bitorzolute, carote storte e mele deformi spesso (purtroppo) scartate solo perchè il loro aspetto non soddisfa gli standard estetici di vendita, da oggi si vede finalmente riabilitata a prodotto perfetto per la commercializzazione. 

foto tratte dal profilo Instagram di Imperfect Produce 

Così se in Francia e in Inghilterra in alcune catene di supermercati dedicano a questi frutti non belli ma decisamente simpatici e spesso buffi veri e propri corner, packaging esclusivi e campagne pubblicitarie che ne esaltano la loro bellezza e la qualità nutrizionale, in California a San Francisco è nata Imperfect produce una start up che recupera direttamente dai piccoli produttori locali cassette di mele, pomodori e altra frutta e verdura bitorzoluta scartata perchè esteticamente imperfetta per poi rivenderla a prezzi scontati ai loro clienti "abbonati". Un modo semplice ma efficace per ridurre lo spreco alimentare e riconvertirlo in una opportunità di risparmio.



foto credits Culinary Misfits

Iniziativa simile anche a Lisbona dove la Cooperativa Fruta Feia acquista dai coltivatori della zona ortaggi e frutti scartati perchè ammaccati, macchiati, troppo grandi o troppo piccoli, per poi rivenderli a metà prezzo ai suoi soci in spazi pubblici offerti da associazioni che sostengono il progetto. 

In Germania invece due ex designer Lea Emma Brumasck e Tanja Krakowski utilizzano frutta e verdura brutta ma buona, scartata dai supermercati e dall'industria alimentare, per la preparazione d'invitanti e genuine pietanze da servire nel loro caffè-officina culinaria o durante una delle tante feste di matrimonio organizzate dalla loro società di catering Culinary Misfits, che utilizza esclusivamente "scarti" dell'industria alimentare. 

Ancora in Germania, a Berlino, nel cortile di un condominio del quartiere di Kreuzberg sono stati collocati dei frigoriferi condivisi dove è possibile prelevare gratuitamente non solo frutta e verdura esteticamente brutta ma anche cibo scaduto o vicino alla scadenza raccolto da volontari che si occupano di raccogliere eccedenze da negozi, aziende, ristoranti, mercati ortofrutticoli e da gente comune del quartiere.




vendemmia con la neve




Non sono impazzito, ma credetemi gennaio può essere un buon mese per la vendemmia, sopratutto se le temperature scendono ben al di sotto dello zero, come nella Valle di Susa, dove la raccolta dell'uva non si esaurisce durante l'autunno, ma si rinnova in una delle notti più fredde e gelida dell'anno.

banane felici dal packaging che si sbuccia






La felicità per queste pregiatissime banane Shiawase, coltivate in una piantagione, che si trova in un parco nazionale a più di 1000 metri d'altitudine  nella regione centro-settentrionale dell'isola di Mindanao, nelle Filippine, è tutta nel nome: Shiawase in giapponese significa infatti "felicità". Nome che gli è stato dato perchè sembra che la loro coltivazione (e chissà poi perche?) rende molto felici i suoi agricoltori.

Fuorisalone 2015_Orto fra i cortili




Al Fuorisalone 2015 lo studio di architettura Piuarch, sito nel cuore di Brera di Milano, punta sulla green architecture, e presenta il progetto "Orto tra i cortili". 

I 300 metri quadrati di superficie del tetto che ospita lo studio saranno convertiti in una farmacia a cielo aperto che prevede la piantumazione di piante officinali con l'intento di riscoprire le proprietà medicinali e terapeutiche di essenza usate per i secoli nelle officine farmaceutiche, e un orto permanente dove i semi di frutta e ortaggi germoglieranno seguendo il naturale ciclo delle stagioni, fornendo cibo, decoro, essenze fino a terminare compost per alimentare una nuova stagione.






Il progetto, realizzato con la collaborazione del paesaggista del giardino, vivaista del design Cornelius Gavril, l'azienda di concimi curativi biologici, sementi e preparativi specifici per il gardening VerdeVivo e i Vivai Mandelli, vede protagonista un sistema modulare che utilizza i pallet per costruire strutture facilmente assemblabili che coniughino estetica e funzionalità, a costi ragionevoli. L’Orto tra i cortili non vuol essere un’esperienza singola ma piuttosto un sistema ripetibile su ampia scala per riqualificare superfici non utilizzate. I pallet sono usati sia come piano di calpestio che, rovesciati, come contenitori per il terreno. In questo modo, con l’impiego di un unico elemento modulare si costruisce il layout dell’orto.


L'Orto fra i cortili è molte cose in una: progetto di riqualificazione energetica dell'edificio, strumento paesaggistico, decorativo, di autoproduzione alimentare, nuovo spazio di rappresentanza, socialità e coworking per chi lavora nell'edificio. Le piante creano un ecosistema che favorisce la biodiversità, riduce la filiera alimentare e garantisce la genuinità dei prodotti. Lo strato di vegetazione migliora l'isolamento e incrementa l'inerzia termica dei locali sottostanti. Il sistema a pallet permette inoltre un controllo delle acque piovane, riducendo il flusso delle acque di scarto che entrano nel sistema cittadino.

Orto fra i cortili
14-19 Aprile 2015
via Palermo 1 Milano
orario: 10-13 e 14-18







crema solare per acini d'uva


Arriva dall'Australia, passando per Verona e Vinitaly, la prima crema solare per acini d'uva, capace di fornire un'adeguata fotoprotezione per evitare loro vere e proprie scottature solari.

Nella Hunter Valley, dove le temperature possono superare i 45°C (113F), quando il sole picchia più forte, è ormai pratica comune dei viticoltori spruzzare sui vitigni una speciale protezione solare a base di caolinite capace di assorbire i raggi Uv e proteggere i grappoli d'uva. Un'eccessiva esposizione solare può infatti, così come accade alla nostra pelle, creare agli acini stress e scottature, e di conseguenza compromettere la qualità del raccolto.

Già penso alle nostre colline coltivate a vigneti, che con il caldo estivo si coloreranno di bianco-blu, il colore dell'esclusiva crema solare for the grape!


foto uva forwallpaper
collezione primavera estate 2015
Moschino





Apple Stores: mele (vere) al posto degli Iphone



Potrebbe sembrare un negozio del famoso melafonino, ma non lo è. O meglio lo è nel design e nel layout ma qui non si vendono Iphone e Ipad, ma mele. Mele vere dalla più antica, La Court Pendu Plat, alla più brutta, la Knobby Russet, esposte in occasione dei festeggiamenti dei 1000 anni dello storico mercato londinese, il Bourough Market.



Tranquilli, la mela logo del "The Real Apple Store" non è stata morsicata...nessun plagio!



999 varietà di mele inglesi fornite dal Nationl Fruit Collection., tra cui la Ananas Reinette, dal peculiare aroma d’ananas, la bitorzoluta Knobby Russel, la Robston Pippin, la preferita di Charles Dickensla Victoria Adams Pearmain, sono state esposte su cilindri trasparenti, corredate da piccoli pannelli informativi per illustrarne origini, caratteristiche organolettiche, diffusione e aneddoti, sopra semplici tavoli bianchi in perfetto stille Apple. Unica eccezione per la Corte Pendu Plat, la varietà di mela più antica del mondo, che come una vera Regina  Ã¨ stata esposta in una scatola di plexiglass al centro del negozio.



Al di là del doppio senso con il celebre marchio di Cupertino, il temporary shop "The Real Apple Store" non solo è un'occasione per ricordare quanto il Bourough Market, il mercato alimentare al centro di Londra a ridosso della cattedrale di Southwark, privilegi da sempre i prodotti freschi provenienti dalle campagne inglesi, ma sopratutto un modo per tutelare la biodiversità di un frutto molto amato dagli inglesi, che rischiano però di vedere l'estinzione di molte tra le varietà più antiche, non valorizzate sicuramente dalla grande distribuzione.



foto via Core77 - Dezeen - Catdumb Techdigest 





JellyFish Barge_un orto-serra sul mare



In un pianeta dove le risorse sono sempre più scarse, come verrà prodotto il cibo di cui le comunità hanno bisogno, dove reperiremo l'acqua necessaria e dove troveremo nuove aree destinate alle coltivazioni?

Un team multidisciplinare di architetti e botanici propone una rivoluzionaria risposta a queste domande. Jellyfish Barge è una serra agricola galleggiante che produce cibo senza consumare suolo, acqua dolce e energia. Pensata per comunità vulnerabili alla scarsità di acqua e cibo, la struttura, completamente autonoma,  Ã¨ costruita con tecnologie semplici e con materiali riciclati e a basso costo.


JellyFish Barge è un progetto multidisciplinare coordianato dal professor Stefano Mancuso dell'Università di Firenze, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale e progettato dagli architetti Antonio Girardi e Cristina Favretto fondatori di Studiomobile.

JellyFish Barge Ã¨ una serra modulare costruita su piattaforma galleggiante in grado di garantire sicurezza idrica e alimentare fornendo acqua e cibo senza pesare sulle risorse esistenti. La struttura, costruita con materiali a basso costo, assemblati con tecnologie semplici e facilmente realizzabili, è composta da un basamento in legno di circa 70 mq che galleggia su dei fusti in plastica riciclati, e da una serra in vetro sorretta da una struttura in legno.


L’acqua dolce viene fornita da dei dissalatori solari disposti lungo il perimetro. Questi sono in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce e pulita da acqua salata, salmastra o inquinata. La distillazione solare è un fenomeno naturale: nei mari, l’energia del sole fa evaporare l’acqua, che poi ricade come acqua piovana. In JellyFish Barge il sistema di dissalazione replica questo fenomeno naturale in piccola scala, risucchiando l’aria umida e facendola condensare in dei fusti a contatto con la superficie fredda del mare.

La poca energia necessaria a far funzionare le ventole e le pompe viene fornita da sistemi che sfruttano le energie rinnovabili, integrati nella struttura. La serra incorpora un innovativo sistema di coltivazione idroponica. L'idroponica è una tecnica di coltivazione fuori terra che garantisce un risparmio di acqua fino al 70% rispetto alle culture tradizionali, grazie al riuso continuo dell’acqua. 




JellyFish Barge Ã¨ stata pensata per sostenere circa due nuclei familiari, quindi è appositamente di dimensioni contenute per rendere semplice e fattibile la sua costruzione anche in condizioni di ristrettezze economiche. È modulare, per cui un singolo elemento è completamente autonomo, mentre più serre affiancate possono garantire la sicurezza alimentare per un'intera comunità. La forma ottagonale della piattaforma consente di affiancare diversi moduli collegandoli con semplici basamenti galleggianti a base quadrata, che possono diventare mercati e luoghi di incontro di una piccola comunità sull'acqua.




nell'orto c'è Michelle Obama!

photo credits Reuters via Daily mail
photo credit Feed the future
via Philly
photo credits News.xinhuanet
 via Cleveland
photo credit Us news

Michelle Obama è tornata nel suo orto presidenziale per il tradizionale raccolto d'autunno. Aiutata come sempre dai bambini delle scuole locali non si è di certo risparmiata e ha raccolto patate dolci, zucche, e lattuga, con l'entusiasmo e lo stile di sempre. 


photo credits Reuters via dailymail

Ancora una volta brava Michelle!...e già penso al 2016 quando alla Casa Bianca arriverà una nuova First Lady, e chissà se anche lei riuscirà a zappare e cantare con una rapa in mano  a ritmo di  "Turnip For What?" (Mrs. Clooney inizi ad esercitarsi, non si sa mai!)