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Rainbow grapes


Divenute molto popolari sul web, in particolar modo su Instagram, le foto della varietà "uva arcobaleno" hanno suscitato molta curiosità, fascino e allo stesso tempo, dubbi e perplessità. 

La domanda che in molti si sono posti, e io tra questi, è: "Ma l'uva arcobaleno esiste davvero"? La risposta è no, anzi si, ma non come varietà.

Si tratta infatti, solo di uve comuni fotografate durante la fase di invaiatura.

 Instagram @ulfablabla

Si tratta infatti, solo di uve comuni fotografate durante la fase di invaiatura.

 Instagram @exornali

Prima della fase di maturazione le uve giovani immature hanno un colore verde molto scuro e una consistenza molto dura in seguito la buccia cambia colore. Le uve bianche virano da un verde scuro a un colore verde giallastro, e diventano sempre più trasparenti. Le uve rosse, invece, virano dal verde al rosso, con una tonalità che dipende dalla varietà di uva. In quella fase è facile trovare grappoli con acini aventi diverse tonalità di colore.

 Instagram @ulfablabla

Poi, con l’aiuto di Photoshop, spesso le immagini vengono modificate in modo così perfetto che diventa difficile dire se il grappolo sia reale o meno.

Quindi coloro che avevano sognato di comprare, mangiare e addirittura coltivare la varietà “Arcobaleno”, dovranno rassegnarsi, ma potranno ammirare la trasformazione naturale dell'uva durante la fase di maturazione, e se affascinati dai suoi splendidi colori potranno sempre comunque indossarli.

Fonte: www.odditycentral.com - www.uvadatavola.com 
Copertina - Foto uva unknown - Collezione s/s2022 Tom Ford

Ohoskin_Pelle di arance e cactus di Sicilia, per un lusso senza sensi di colpa




Ohoskin è l’alternativa cruelty-free e sostenibile alla pelle di lusso. Creata con arance e cactus siciliani, genera processi di economia circolare per il bene degli animali, del pianeta e delle persone. È il nuovo progetto di Adriana Santanocito, già ideatrice di Orange Fiber. Dopo aver creato la fibra tessile a base di arance,  l’imprenditrice catanese ha deciso lasciare nel 2019 ogni ruolo operativo e amministrativo all’interno della startup da lei fondata, che l’ha fatta conoscere al mondo dell’innovazione, della moda e dell’imprenditoria. Da allora, ha deciso di dedicarsi al suo nuovo progetto che oggi comincia a muovere i primi passi nel mondo. 

Già nel 2020 Ohoskin è protetta da un brevetto internazionale e ha iniziato la sua produzione grazie agli accordi e al supporto di partner industriali del calibro della Novartiplast Italia spa – storica azienda lombarda nella produzione di alternative sintetiche alla pelle – e la Sicilbiotech srl, alleanza tra 4 aziende italiane nei settori della chimica, impiantistica industriale e della trasformazione agroindustriale. 

Per creare Ohoskin, Adriana è partita ancora una volta dalle arance, o meglio di ciò che resta di esse dopo la lavorazione industriale per l’industria alimentare e per la cosmetica. A questo sottoprodotto ha affiancato il residuo della lavorazione delle pale di ficodindia. La designer unisce da sempre la sua passione per la Sicilia e i materiali alla voglia di contribuire a creare un mondo migliore. Con Ohoskin i sottoprodotti di lavorazione industriale di arance e cactus diventano risorse per creare un prodotto di lusso, la vita degli animali viene salvaguardata e il pianeta viene rispettato, grazie a un processo di produzione sostenibile per l’ambiente, a differenza dell’industria conciaria che impiega processi devastanti per l’ecosistema*. Lo ha fatto perché crede che godere delle cose che amiamo, come gli oggetti in pelle, non debba farci sentire in colpa. 

La pelle di arance e cactus è pronta per entrare nel mercato ed essere il materiale ideale per tutti quei brand nei settori dell’automotive, interior design e degli accessori moda che vogliono offrire un lusso sostenibile e 100% cruelty-free. La ricetta di Ohoskin non contiene Ftalati, è in linea con le normative EU-REACH e PROP65 USA ed è stata insignita dalla LAV del marchio Animal Free Fashion Label con il punteggio di VVV+, il più alto. 

Ohoskin è in tutto e per tutto paragonabile, per sensazione tattile e performance, al cuoio animale ma, a differenza della pelle tradizionale, ha costi sociali, etici e ambientali nulli. È un lusso senza sensi di colpa che fa bene a tutti: agli animali, all’economia e al pianeta.



* L ’industria conciaria non solo sacrifica la vita di miliardi di animali ogni anno, ma è anche tra le più inquinanti al mondo, rilasciando nelle falde acquifere e nel terreno fino a 130 sostanze chimiche diverse, tra cui cianuro e cromo. Infine, è tra quelle che consumano più energia non rinnovabile e acqua (93 miliardi di metri cubi, 56.000 per ogni tonnellata di prodotto). 

Mascherine biodegradabili piantabili in carta di riso e semi di fiori



Marie Bee Bloom, è la prima azienda di mascherine facciali biodegradabili piantabili. Fondata dalla designer olandese Marianne de Groot-Pon dopo aver osservato le migliaia di mascherine blu usa e getta disseminate ovunque: accartocciate sui lati delle strade, impigliate nei cespugli e tra i rami degli alberi,  sepolte tra le foglie e cumuli d'immondizia. Un triste spettacolo che continuiamo ad assistere da un anno a questa parte.

Ogni minuto tre milioni di mascherine vengono gettate via, e dal momento che già stiamo vedendo gli effetti devastanti sulla crisi climatica globale, la necessità di ridurre questo tipo di rifiuto, e quindi la dispersione di microplastiche nell'ambiente, non può più essere sottovalutata.

Le mascherine per il viso Marie Bee Bloom, sono realizzate in carta di riso contenente semi di fiori tipici dei campi olandesi (aneto, bocca di leone, petunia, fiordaliso, erba madre...) , ed essendo biodegradabili possono dopo l'uso essere piantate nel terreno e veder germogliare e crescere i fiori, fonte di  cibo per le api.

Tutto è pensato perchè sia sostenibile e compostabile, dal logo stampato con inchiostro biodegradabile alla colla in fecola di patate, dai lacci in pura lana di pecora non trattata filata a mano ai ferma orecchie in cartone riciclato dalle scatole per le uova.

L'utilizzo di questi materiali rende tuttavia la mascherina più fragile delle normali usa e getta, come spiega la stessa Marianne de Groot-pons, ricordando che l'accessorio dovrebbe essere maneggiato con cura e attenzione.

Per correttezza come comunicato dall'azienda, questi dispositivi non sono testati per quanto riguarda il loro livello di protezione al covid-19, ma ci assicurano la loro efficacia è uguale a quella delle mascherine in tessuto fatte in casa.




Un garden starter kit in una scatola reversibile, per seminare oggi il futuro di domani

Con grande piacere, torno a parlarvi degli amici di Piccolo Seeds, azienda italiana specializzata in sementi di ortaggi, fiori edibili, erbe aromatiche, piante nane e compatte perfette per l'orto urbano.

Presentato in questi giorni, il loro nuovo progetto, contenuto tutto in una scatola reversibile, vuole essere un piccolo contributo alla salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità. Un modo di costruire oggi, il futuro di domani.

Un co-branding che parte dal fustellificio Vicentino Controversa e incontra Piccolo Seeds, nei due terreni più cari ad entrambi: sostenibilità e riciclo dei materiali, cura del packaging e design funzionale di questo.




"Semina il futuro con Controversa e Piccolo Seeds è un kit di coltivazione, realizzato per dare gli strumenti di base e avviare un piccolo orto urbano in vaso, dotato di un set di 3 pacchetti di semi: menta piperita, basilico limone, fragolina di bosco Baron von Solemacher, uno starter kit in pentole di cocco e pellet di torba biologica.



La scatola che non è un semplice contenitore, non si butta, ma una volta rovesciata dentro e fuori, può essere utilizzata per conservare piccole cose preziose o per spedire un regalo a una persona cara.


- Menta Piperita: una delle piante aromatiche più famose del mondo che ci strega per il suo inconfondibile aroma fresco e pungente.
Perfetta per primi, secondi, dolci e anche cocktail è la quintaessenza del sapore e del profumo della menta.

- Basilico Limone: una leggendaria varietà di basilico americano dall'intenso sapore di limone.
Le sue foglie verde chiaro possono essere utilizzate per dare un tocco agrumato nella preparazione di piatti crudi e cotti.

- Fragolina di bosco Baron von Solemacher: un'antica varietà tedesca che produce dei piccoli e dolcissimi frutti rossi, ricercatissima in pasticceria.
Sono buonissime anche al naturale, raccolte direttamente dalla pianta, per la gioia di grandi e piccini.

La scatola reversibile contenente lo start kit è acquistabile sui siti di Piccolo Seeds e Controversa.

Sonnet155 _ Dagli scarti di frutta, una temporary bag compostabile






Gli scarti alimentari come la frutta stanno diventando sempre di più materiale  chiave su cui designer e progettisti si affidano per creare i loro prodotti sostenibili.

Tra le tante proposte, oggi sono a parlarvi di due giovanissimi studenti berlinesi di design Lobke Beckfeld e Johanna Hehemeyer Curten e della loro borsa compostabile fatta con gli scarti di bucce di frutta.

La Sonnet155, efficente, elegante, sostenibile, è realizzata con due diversi materiali di scarto postindustriale: bucce di frutta proveniente dalla produzione di succhi, e fibre di cellulosa provenienti da una fabbrica tessile locale. La borsetta, che in realtà assomiglia per la sua durata più a un sacchetto di carta usa e getta è stata progettata, come dichiarato dagli stessi designer, per essere indossata, utilizzata, amata fino a quando non inizierà a degradarsi naturalmente per poi essere riciclata o dissolta in acqua in modo da ottenere un ottimo fertilizzante per le piante.

L'ingrediente chiave di Sonnet155 è la pectina, un agente gelificante che viene estratto dal frutto di scarto e agisce come legame naturale, rinforzato dalle fibre di cellulosa di lunghezza inferiore a cinque millimetri, che vengono filtrate durante il processo di produzione industriale tessile, perchè sono troppo corte per essere trasformate in tessuto. Queste fibre inoltre rendono unica ogni borsa per la loro diversa trama.

Fonte e Foto www.gp-award.com