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Visualizzazione post con etichetta Storie semiserie nell'orto. Mostra tutti i post

Gli ortaggi furbi fanno cohousing.




Altro che Scandinavia inizi Sessanta.
Gli ortaggi è dai tempi dell'Eden che lo fanno.
Fanno comunella. Si combinano fra famiglie e come si dice, una radice aiuta l'altra. Prima gli veniva naturale, furbi selvatici. Poi anche loro si sono evoluti. Oggi che ne han passate di brutte, presa coscienza si ridanno gergo sonante al cohousing (a breve, dicono organizzeranno anche una social netw-ort online).
Cavoli rape biete eccetera si adocchiano e si mettono insieme (amordelcielo, famiglia delle crucifere lontana dai pomodori). Pigliata una porzione di orto, spartiscono in eco-aiuole e si gestiscono in collettivo come meglio "frutta", a loro e ai vicini scelti. Sin da semi, ognuno per la sua, si solidarizza e ci si allea: su terra (io mangio più in giù), abitudini (io poco sole), ritmi (io sbuco prima), paure (levami di torno 'sta peronospora), chimiche (io fisso bene l'azoto), simpatie (va' che bella sberla di carota, che mi fa ombra).
In "coortousing" si cresce meglio tutti, si spende meno di raggi-luce, si risparmia in pesticidi e nelle altre robe schifide. Le radici la piantano con l'egoismo, le foglie sono più "aperte", i giovani buttano bene, i fiori si scambiano aromi (gli asparagi snasano volentieri i prezzemoli), i fusti fanno i turni (ora vado su io), i frutti, con il bendiddio di mutua linfa che circola, si gonfiano di buono.
Nell'idillio, chi mena rogne c'è sempre: piglia piglia e, finta di niente, sgancia nulla (fagiolini rampicanti avvertiti).
Stupore, il più convinto del "coortousing" mi resta il sedano. Lo metti lì e gongolo sui gamboni lega con tutti, mai una lite, mai un insetto portato apposta, mai un virus che te lo attacchi, vien sù buono che fa invidia.
Morale: bravi gli ortaggi di oggi che fan "cohortousing", sputati uguali a quelli del Neolitico.

La paura della cipolla


Era proprio paura. Un tagliere, una cipolla.

Trito per soffritto. Julienne di cipolla.
Cipolla a bastoncino.
Cipolla in dadi (taglio a macedonia).
Cipolla ad anelli.
Mirepoix di cipolla. Brunoise di cipolla.
Paura.
Davanti il cartoccio rame o rossoviola stavo inquieta.
Adesso? Rimuovere calotta artide,
lasciare calotta antartide,
sfilare bucce, mettere in frizer qualche secondo.
Via liscio.
Dalla cipolla nuda intera in poi: paura.
Il più delle ricetteinizia con cipolle.
Io già li, finivo.
Blocco su come tagliare il tondo.
Ognuno ha le sue piccole indecisioni.
A manforte, mi sono presa il chopper col tappo rosa (foto),vecchioma mi sembrava geniale. Un vasetto, dentro la cipolla a tocconie due lame a molla pronte a sminuzzarla, al posto mio.Risultato discreto, ma grossolano, buono da camuffare in minestrone.
E per un trito-soffritto soave? Per piatti dalla cipolla invisibile? Bisognava, dovevo oltre la paura arrivare alla brunoise. Ce l’ho (quasi) fatta. Ho preso tempo e aperto youtube (in casi difficili).Scorso una diecina di film sui tagli di cipolla. Ipnotizzano.
Trito di cipolla. E’ ormai imparato: antartide appoggiata al tagliere. Dall’alto divido in due. Di una, appoggio la parte piatta, alcuni tagli per lungo fino alla radice (che resta e fa da perno). Poi 3 tagli per largo. Poi piccoli tagli per pendicolari e ottengo i cubetti. Dai dai, ci si riesce.Questa è la base. A salire, si tratta di forme e millimetri.
Cipolla a julienne: taglio in due dall’alto,
e in due per largo.
Da ogni quarto affetto in fili.
Cipolla a bastoncino: una julienne meno pignola.
Cipolla ad anelli: sdraiata sul tagliere, con i rebbi della forchetta infilzati paralleli alla radice. Comincio a tagliare dall’artide anelli sottili.
Mirepoix: trito base in dadi grossi mm 5.
A macedonia: idem, ma mm 4.
E infine.
Brunoise. Aristocrazia del taglio. Trito sopraffino di mm 2.
Non sono ancora pronta per la brunoise di cipolla, dadini trasparenti sfuggono ovunque o spappolano in lacrime. Mi esercito.
Questione di polso, e di lama di coltello.
Il chopper rosa opera quando sono pigra.
tic. tac. Tacco10.


Post di Elena


Foto Etsy

Storie semiserie nell'orto_Gli auguri di Elena



Agli ortisti nel campo, agli ortisti nel cuore
Leggere sotto...

tanti auguri dall'Orto
per un sereno Natale e un rigoglioso AnnoNuovo.
E buon corno rosso a tutti.

Livello di rischio: rosso, molto rosso.

Bhut Jolokia
Segnatevi questo nome, stampatevi nella memoria questa minaccia che prolifica silente sulla terra. Il Bhut è come una bomba pronta a esplodere. E non serve mica scuoterlo o schiacciare un bottone per innescarlo, basta solo sfiorarlo, anzi, si dice che anche solo a respirare lì vicino il pericolo di deflagrazione sia elevatissimo.

Il livello di rischio del Bhut è rosso, molto rosso, un rosso rovente, di più, piccante: un signor Wilbur Scoville, non si sa come (possiamo immaginarlo, ne avrà toccato uno…) è riuscito a calcolarlo, si è inventato una scala di misura. Il Bhut si è beccato la tacca più alta del "termometro": 1.001.034 unità di Scoville. Sì, avete letto bene, record mondiale di nocività.

Perciò… non toccate quel peperoncino. Non toccate mai un Bhut e tutta la sua genìa, crudi o cotti. Non avvicinatevi neanche poco.

Quel suo aspetto da prugna essiccata vestita di rosso è una fine strategia di attacco: sembra innocuo (quasi bolso) mentre spenzola dal suo alberello. Sembra sorridervi, come uno qualsiasi dei buoni e bravi ortaggi che popolano l'orto. E magari qualcuno ci casca. Lo accarezza, perfino lo stacca per assaggiarlo. È fatta. L'esplosione è micidiale. Un nanosecondo e la fiamma urticante grattugia lingue e mozza fauci.

Questo subdolo esserino, con un modesto picciuolo, vigliaccamente camuffato da foglioline verdi, è peggio dell'acido picrico, peggio del tritolo.

Camminate via, state alla larga.

Per quanto, se avete in cottura due spaghetti aglio e oglio (olio)… nel caso, si dice che una passata aerea veloce di padella nei pressi di un Bhut raccolga effetti inediti. State attenti, ma non guasterebbe.

Del resto della famiglia pepero-piccante che si può dire: ci sono parenti meno letali, peperini di tacca bassa sulla scala Scoville, che vuoi il colore vuoi la forma, da rossi secchi e cattivi coram populum son diventati rossi turgidi e sensuali. Così tutti giù a mangiarli. Vuoi mai che i pepati risveglino endorfine, vuoi mai che i porporati menino fortuna. Tutti a credere infine che se vale come vale "occhio malocchio prezzemolo e finocchio" è perché, nel recitarlo, si palpeggia il cornino rosso.

Buon corno rosso allora,
al mondo intero.
E che di peperoncini (pure di Bhut)
sia zeppa la festa e l'anno che viene.


Quando?
I Bhut, come il resto delle specie parenti, da noi si possono seminare verso febbraio/marzo e raccogliere (chi ci prova…) in estate/autunno.
Comunque, almeno per i Bhut, meglio girare al largo.

Come?
Lenticchie beneauguranti per l'anno nuovo: ricetta piccante (con un parente del Bhut)
Zuppa di lenticchie al peperoncino

Post per L'orto di Michelle
 di Elena


Foto Collezione Autunno/Inverno 2010-11
DSquared2

Storie semiserie nell'orto: Cipolle da spogliare


A prima occhiata, lì fra le file dell'orto, la pallottola tutta incartocciata della cipolla sembra uno scherzo di Natura su cui farsi risate. Invece.
La cipolla si svela imprescindibile, imprevedibile, preziosa. E la risata poi se la fa lei, non noi che appena tentiamo di spogliarla per farci l'esimio soffritto ci tocca piangere lacrime amare sopra il tagliere. Lacrime sopportabili, per carità, presto dimenticate se dal tegame arriva lo sfrigolio croccante profumatissimo del suo corpo discinto (disciolto) nell'olio eccitato.
Pensiamoci. Uno dei matrimoni più riusciti al mondo (prima ancora di quello olio-patatafritta) è proprio quello fra la cipolla, che sia rossa che sia bionda sempre tozza e bruttarella, e il nobile avvenente succo delle olive. Il matrimonio celebrato (ops, soffritto) sui fornelli chi l'avrebbe detto è la base di una lunga saporosa esistenza, anzi, di numerose esistenze: contare i piatti che prendono avvio-sostanza da questo intingolo non è dato.
Ci sono matrimoni assai ben riusciti pure con altri insospettabili partner. Esempi di nozze (ops, di ricette): una ramata di Montoro svestita integra che si lascia dolcemente caramellare dal vento caldo del forno, da assaggiare in purezza. Le cosce (ops, polpe) sode di una bruna di Tropea che a fiamma lenta, dentro casseruola in coccio, cedono le grazie al panbagnato sublimando in zuppa. Le borettane, le piccole di famiglia (le più viziose), stufate da balsamico e miele fino a diventar gattine agrodolci. E ancora, le insalate mediterranee-mediorientali, con lei signora nudaecruda, scintillante come una gemma, intensa come l'odore del fieno, da degustare come il bouquet d'un vino d'annata che un po' stordisce. Insomma quando la cipolla, bionda o rossa, formosa o piattina, comincia a sfilar le mille foglie per restare casta candida come la luna, nessun ingrediente resiste al suo fascino, dolci o salati se la sposano tutti.

Carrellata di bellezze nazionali: siola (Piemonte); çioula (Liguria); sigùla (Lombardia); ségola (Veneto); civòla (Friuli Venezia Giulia); zigola (Trentino Alto Adige); zivàlla (Emilia Romagna); cipolla (Marche); cipoll (Abruzzo); c'podda (Basilicata); cepolla (Campania); cepólle (Molise); cipodda (Puglia); cipuddha (Calabria); cipudda (Sicilia); chipudda (Sardegna).


Quando?
Ci sono tutto l'anno.
Quelle seminate in primavera-estate, sono raccolte la primavera successiva, si consumano fresche oppure le si conserva in luogo buio, fresco, asciutto.
Quelle seminate in autunno-inverno, sono raccolte l'autunno successivo, si consumano fresche oppure le si conserva in luogo buio, fresco, asciutto.


Come?



Post per L'orto di Michelle
 di Elena


Foto Collezione Autunno/Inverno 2010-11
Emilio Pucci 

Con me nell'orto...Elena ( e il suo tacco 10!)

Nuova collaboratrice per L'orto di Michelle

Molto presto Elena si occuperà di coltivare, rigorosamente su tacchi misura 10, una nuova sezione del blog dedicata a
 "Storie semiserie nell'orto"
 ovvero descrizione ironica delle verdure(o verduze).

Leggiadri e gioiosi si nasce, ma un tacco misura 10 aiuta.
Molto, quando ci si trova giorno dopo giorno fra pentole, fornelli e biancheria stesa.
Lo stiletto (da scegliere comodo ai piedi) sveglia la gioia di fare e pensare con stile.
Il proprio, anche nelle faccende più minute.
Il Tacco10 fa correre leggiadri i gesti, i giorni, l'essere.